UN DONO PER CHRISTINE

    di T'Pring


    SOMMARIO: Spock deve confrontarsi con un'illogica usanza umane. Come sempre, riesce a sorprendere tutti.
    LIBERATORIA: Star Trek è proprietà degli Studi Paramount, quello che segue è un lavoro amatoriale senza scopo di lucro. Ogni eventuale rassomiglianza con persone o fatti reali è puramente casuale.
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    Un dono per Christine

     

        [Dono: 1. Una cosa regalata. 2. Un talento naturale. Si richiede una definizione estesa?]

        Se non fosse stato vulcaniano, avrebbe sbuffato per l'irritazione. Essendo, ovviamente, vulcaniano, (almeno in parte), il Primo Ufficiale della U. S. S. Enterprise richiese logicamente la definizione estesa, assieme con una spiegazione sul significato dei doni nella cultura terrestre.

        Questo perché, appena terminato il turno di servizio, Spock aveva ricevuto uno strano messaggio dal Dr. McCoy. Diceva:

     

    ***********************************
    LEI E' INVITATO
    a una
    FESTA DI COMPLEANNO A SORPRESA
    per
    L'INFERMIERA CHRISTINE CHAPEL
    Non lo dica a nessuno!
    Si ricordi di portarle un dono
    Ci vediamo nella Sala di Ricreazione 4
    alle 20:00
    ***********************************

        Seguiva una nota scritta a mano dal Dottore:

        P.S.: Spock, ho già informato Jim della cosa. Questa attività è perfettamente legale, amenoché cualcuno non abbia lanciato un alarme rosso a mia insaputa. La secretezza dell'evento è un altra delle nostre usanze umane - cerchi sotto la voce festa a sorpresa in quel suo computer. Se in quello che lei chiama cervelo non c'è, provi in quello della nave. E se fa commenti sulla mia ottografia, le arrotondo le orecchie.

              ~ Bones


        Dopo aver decifrato i riferimenti alla festa a sorpresa e alla festa di compleanno e aver deciso che le allusioni al suo cervello come ad un computer, l'accenno ad un possibile allarme rosso e la minaccia finale erano retorici, si era messo a lavorare su 'dono'. Gli errori di comportamento sociale erano illogici, nella maggior parte dei casi, e lui non voleva correre rischi. La spiegazione lampeggiava sullo schermo e lui cominciò ad assimilare rapidamente le informazioni in essa contenute.

    Comunque, dopo aver letto l'articolo, l'oggetto della sua ricerca risultò ancora più difficile da trattare logicamente. Spock sapeva che l'Infermiera Chapel ~ (Christine) ~ aveva quella che veniva definita una 'cotta' per lui. Questo era un terreno su cui era necessario muoversi con cautela, con o senza logica. Se non fosse andato alla festa, le avrebbe probabilmente rovinato la giornata. Per un'Umana, se ne rendeva conto, questo era estremamente indesiderabile. Specialmente nel giorno del suo compleanno.

        Per quanto fosse privo di emozioni, il Vulcaniano non voleva ferire i sentimenti altrui.

        Fare un dono, secondo l'usanza, comportava di solito un sacrificio di misura medio-piccola, spesso in denaro o in tempo. Se si fosse presentato con un regalo, lei avrebbe potuto scambiare il rispetto di un'usanza per un gesto di affetto. Le conseguenze di un simile equivoco sarebbero state inopportune ed era quindi meglio evitarle.

        Se fosse andato a mani vuote, Christine avrebbe potuto pensare che la stesse deliberatamente 'snobbando'. Anche questo era da evitare assolutamente.

        Spock considerò il problema - che era di origine puramente emotiva, il ché lo rendeva particolarmente difficile da risolvere in modo logico - ed entrò in un leggero stato di meditazione. I pensieri andavano e venivano. L'Emozione danzava con la Logica nella penombra della sua mente ben organizzata. L'equilibrio fra i due elementi, insieme a quello del suo stesso essere, fu presto raggiunto e lui seppe cosa doveva fare.

        Un elegante sopracciglio si inarcò di sedici gradi.


        "Tenga," disse McCoy, con la sua pronuncia strascicata, "Sappiamo che questo le piacerà." Il Tenente Uhura offrì una scatola insonorizzata e ventilata alla capo infermiera, che la guardò sorpresa. Insonorizzata? Ventilata?

        "E cosa sarebbe?" chiese, senza aspettarsi una risposta.

        "Questo tocca a lei scoprirlo."

        Lei aprì la scatola, per trovare una morbida e ronfante palla di pelo. "Oh, no," esclamò, mentre tutti scoppiavano a ridere. Uhura aiutò volentieri l'amica a liberare il triblo, mentre un sorriso malizioso le illuminava il viso.

        "Su, su, state calmi, niente panico," ammonì Bones McCoy, rivolto agli astanti che continuavano a ridere scompostamente. "Questo triblo è ... be', diciamo in uno stato in cui non vorrei proprio essere. E nessun altro qui, credo." Il volume delle risate aumentò fragorosamente.

        James T. Kirk si intromise, "Lei è un comico, non un medico."

        Chris Chapel guardò McCoy, divertita. "E' proprio sicuro che non ci sia pericolo?" gli chiese, ridendo. "Chi lo ha sterilizzato?"

        Bones rispose in un tono solenne, che non ammetteva repliche: "Io."

        "Allora, forse, è meglio che lo faccia controllare dal medico di una Base Stellare ..." ribatté lei, con una strizzata d'occhio. "Lei, piccola ..." cominciò il Dottore.

        "Piccola tribla?" Terminò lei per lui, esibendosi in una discreta imitazione del ronfare tipico della bestiola. A quel punto il Dottore stava ridendo troppo per poter continuare. Poi arrivò Sulu, con un pacco piuttosto pesante. Lei lo aprì e vi trovò un vecchio libro stampato su carta e rilegato. Era chiaramente una copia molto antica e ben conservata della "Storia di Genji". Lei sgranò gli occhi. "Oh, Sulu! Non doveva!"

        "Sì che dovevo, Chris," rispose lui. "Mi aveva chiesto qual era l'origine del mio nome ..."

        "Grazie ... Splendente." Disse lei allegramente, e Sulu si sedette, sorridendo soddisfatto.


        In un angolo della stanza, dove era rimasto seduto, senza farsi notare, un solitario Vulcaniano si alzò e si avviò verso il centro della sala.


        L'infermiera Chapel lasciò andare un lento sospiro, obbligandosi a smettere di fissarlo attonita. Spock cominciò a parlare.

        "Ho studiato l'usanza di fare doni e mi sembra che essa coinvolga qualcosa che il ricevente desidera, insieme ad un piccolo sacrificio personale. A giudicare dai doni che hanno preceduto il mio, mi sembra che la mia interpretazione sia corretta. Contraccambi pure, se lo desidera, ma la prego di agire con discrezione." Lei lo guardò sconcertata.


        Senza ulteriori indugi, Spock la avvolse in un delicato abbraccio.


        Dapprima Christine ne fu sconvolta, poi cercò disperatamente di tenere a bada le sue emozioni, sapendo quanto queste avrebbero messo a disagio il Vulcaniano, sul cui volto poteva vedere lo sforzo di concentrazione per rinforzare gli schermi mentali, che anni di convivenza con gli Umani avevano richiesto. Poi, rammentando ciò che lui le aveva appena detto, avvolse timidamente le braccia intorno alla persona che aveva sempre sognato di poter abbracciare.

        Spock senti il tumulto di emozioni che premevano contro i suoi schermi attenuarsi (o venire attenuato; l'Infermiera Chapel stava facendo uno sforzo per lui) e, cautamente, le aprì un piccolo varco. Avvertì chiaramente lo stupore di lei, ma aveva una ragione logica.

        [Christine], proiettò attraverso l'apertura.

        [Spock ... ??] e l'illogico, disperato, amore che lei provava per lui si riversò nel varco, incontrollabile, non richiesto, estremamente imbarazzante. Tuttavia ... Spock provò compassione per lei. Non lasciò che lei la vedesse.

        [Christine ... io non posso amarti. Non è nella mia natura. Lo sai. Voglio aiutarti a capire.] E le lasciò intravedere perché non poteva ricambiare il suo amore, non così come lui era, non così come lei era, e lei capì. Poi Spock si staccò dall'abbraccio, che era durato solo pochi secondi, recuperando immediatamente qualunque infinitesimale ammontare di compostezza avesse momentaneamente perduto. Christine Chapel aveva le lacrime agli occhi e si affrettò ad asciugarle, sentendosi un po' sciocca. Infine riuscì a recuperare la parola.

        "Spock ..." Ora aveva un sorriso radioso. "Grazie, è stato un magnifico regalo di compleanno."

        Jim Kirk era a bocca aperta, mentre McCoy si stava sedendo in modo molto teatrale.

        "Accidenti, Spock!" disse, sorseggiando il suo drink, "io le ho salvato tante volte la vita e lei ora cerca di procurarmi un attacco di cuore!"

        "Le assicuro, Dottore," rispose, imperturbabile, il Vulcaniano, "che non ne avevo l'intenzione. Comunque, se fosse stato questo il risultato che mi proponevo, avrei scelto un metodo più efficace ..."

        "Oh, ed è questa la sua intenzione, razza di bastardo ..."

        "Sta cercando di convincermi a prendere in considerazione la cosa, Dr. McCoy? Se non sta subito zitto, potrei essere costretto ..."

        Il Dottore tacque. Ma un paio di minuti più tardi, la curiosità ebbe la meglio:

        "Perché lo ha fatto, Spock? Non avrei mai creduto che fosse il tipo del sentimentale ..."

        "E' stata solo logica. Stando ai risultati delle mie ricerche, nelle usanze umane, il regalo di compleanno è qualcosa che il ricevente desidera e che comporta un piccolo sacrificio per il donatore, di tempo, come nel caso del dono suo e del Tenente Uhura, denaro, come nel caso di quello del Tenente Sulu o, come nel mio caso, disagio.

        "Spock, razza di elfo troppo cresciuto, col sangue verde. Non finirà mai di stupirmi."

        "Grazie, Dottore. Non farò caso ai dati inesatti; sembra che siano parte di un affermazione retorica." Si allontanò dal Dottore, portando con sé l'agognata ultima parola.


        "Spock?" Christine gli si era avvicinata esitante. "Non volevo dirlo di fronte a Nyota, Hikaru e tutti gli altri, ma ... il suo è stato il più bel regalo di compleanno, che abbia mai ricevuto."

        "Grazie."

        "Oh, no, sono io quella che deve ringraziare." Sorrise, poi si disse che era ora di smetterla di importunarlo e tornò al centro dei festeggiamenti, dove Uhura aveva cominciato a cantare "Beyond Antares," sicché sedette al piano e improvvisò un gradevole accompagnamento. Poco dopo, ad esso si unirono, suonati con maestria, i toni lievi di un'arpa vulcaniana.


        Dopodiché Spock cominciò ad aspettarsi un piatto di plomeek fatto in casa ad ogni compleanno. Era molto meglio di quello sintetizzato.