Ci mancherà profondamente ...

    di Salatrel

    SOMMARIO: Dal suo rifugio segreto su Romulus, Spock rivolge l'ultimo pensiero all'amico scomparso, Leonard McCoy.
    LIBERATORIA: Star Trek è proprietà degli Studi Paramount, quello che segue è un lavoro amatoriale senza scopo di lucro. Ogni eventuale rassomiglianza con persone o fatti reali è puramente casuale.
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    CI MANCHERÀ PROFONDAMENTE

    L'imponente matrona romulana bussò delicatamente alla porta chiusa. Nonostante non avesse ricevuto risposta, l'aprì lentamente. Entrò cautamente nella stanza buia, reggendo il vassoio. I suoi occhi dovevano abituarsi all'oscurità, perché‚ il suo sguardo potesse esplorare la stanza in cerca dell'unico occupante; sapeva che era lì.

    "Lo lasci pure." La voce profonda le giunse attraverso l'oscurità silenziosa.

    La donna guardò nella direzione da cui era giunta la voce. Poteva distinguere a malapena la forma scura dell'Ambasciatore vulcaniano, sulla poltrona imbottita. "Ha bisogno d'altro, Ambasciatore?"

    "Solitudine," fu la secca risposta.

    Nel frattempo gli occhi di lei si erano adattati al buio. Con movimenti misurati, posò il vassoio sul tavolino davanti a lui. Pot‚ cogliere la vista del suo maestro. La semplice tunica grigia, alla moda romulana, in qualche modo, conferiva a questo Vulcaniano un'aria regale. Le dita di lui erano unite sotto il mento. Lo sguardo era rivolto verso e oltre di lei.

    Rispettando il suo desiderio, la donna si volse e si diresse alla porta. Con la mano già sulla maniglia, guardò al di sopra della spalla e disse, quasi in un sussurro, "Mi dolgo con te," e lo guardò, aspettando la sua reazione.

    Senza esitazione, l'uomo assunse la sua abituale espressione distaccata e rispose semplicemente, "Le esprimo la mia gratitudine per il suo sentimento." Quando si rese conto che non ci sarebbe stato altro, la donna lo lasciò al suo dolore solitario, che era tipico del suo popolo.

    Quando la porta si fu chiusa alle spalle di Greten, Spock lasciò andare un pesante sospiro. Prese il computer palmare dal tavolo di fronte a lui e rilesse ancora una volta il messaggio. Quel comunicato era passato attraverso molte mani e molte cifrature. Aveva impiegato mesi a raggiungerlo lì, nel cuore segreto del movimento clandestino della capitale. Sebbene lui fosse stato consapevole che quel fatto doveva avvenire un giorno o l'altro, la notizia lo aveva profondamente rattristato.

    "Il Dottor McCoy si è spento." Iniziava così. L'Umano aveva vissuto una vita lunga e gloriosa. 162 anni. Non tutti gli Umani avevano la fortuna di vivere la metà di quel tempo. Per non parlare del fatto di essere stato uno dei più grandi eroi e benefattori della Federazione. Il messaggio continuava, riferendo i dettagli della dipartita. Di come avesse sofferto per una lunga malattia e del fatto che sua moglie Carolyn gli fosse rimasta vicina. Quindi si dilungava sui numerosi fatti benemeriti di cui McCoy era stato protagonista. Spock si era trovato al suo fianco in molte di quelle rimarchevoli occasioni.

    Il Vulcaniano riflett‚ su quanto il dottore e lui stesso avevano condiviso con il loro capitano. Tutti e tre, profondamente amici, legati da un vincolo fraterno, che andavano arditamente dove nessuno era mai giunto prima.

    I battibecchi e gli amichevoli insulti che lui e il dottore si erano scambiati, durante tutta la loro lunga permanenza nella Flotta Stellare gli erano stati di conforto: lo avevano fatto sentire accettato nel branco. Quando il dottore attaccava la sua litania di improperi, "Tu, maledetto orecchie a punta, insensibile, col sangue verde ..." Spock sapeva che quello era il suo modo di dirgli "Tu sei il mio fratello e amico."

    Spock aveva sempre ammirato la dedizione del dottore alla salute del corpo e dello spirito. Sempre pronto a dare, a curare, fino al punto di sacrificare la sua stessa vita per gli altri. Che lui conoscesse personalmente il paziente o no, non aveva importanza. Il giuramento di Ippocrate e il suo cuore umano lo obbligavano a farlo. C'erano state numerose occasioni in cui il dottore aveva salvato la vita a lui e al Capitano. Forse lo avrebbe meritato lui il titolo di Uomo dei miracoli. Non si contavano i mondi che erano stati salvati dalle sue vaste conoscenze mediche, dalla sua umana ingegnosità e dalla sua dannata testardaggine. Spock sogghignò dentro di sé, poiché quella era una delle espressioni tipiche di McCoy.

    Spock fissò il palmare che teneva ancora reverentemente in mano. C'era una richiesta da parte del Consiglio Federale di aggiungere qualche parola di commemorazione. Senza dubbio il dottore sarebbe stato deliziato di sapere che, in quel momento, Spock era a corto di parole. Provò un improvviso desiderio di risentirne la voce gracchiante. Ricordò come McCoy, sulla nave klingon, gli avesse chiesto come fosse la morte. All'epoca, gli aveva dato un'altezzosa risposta su come mancasse loro una base di riferimento comune per poter discutere logicamente dell'argomento. "Ora sai," sussurrò a se stesso e, sperava, all'anima del dottore, suo vecchio amico.

    Spock toccò la tastiera. Poteva soltanto buttar giù quelle due semplici frasi. Sebbene fossero brevi, esprimevano esattamente ciò che provava.

    "Rappresentava l'umanità e gli si addiceva perfettamente," cominciò a registrare Spock. "Era un compagno corretto, gentile e generoso; ci mancherà profondamente."