Come i Vulcaniani celebrano il nuovo anno

    di Salatrel

    SOMMARIO: Una volta l'anno, tutto Vulcano si riunisce per celebrare un semplice, antichissimo rito.
    LIBERATORIA: Star Trek è proprietà degli Studi Paramount, quello che segue è un lavoro amatoriale senza scopo di lucro. Ogni eventuale rassomiglianza con persone o fatti reali è puramente casuale.
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    COME I VULCANIANI CELEBRANO IL NUOVO ANNO

    Il suono leggero del metallo contro la porcellana segnalò che il pasto era terminato.

    "Puoi finire dopo, Pris. È ora." Disse in tono solenne la matriarca della casa di T'Grapel, rivolgendosi alla figlioletta di tre anni.

    Mentre si lasciava scivolare giù dalla sedia, la bimba si concesse un momento per prendere un ultimo cracker da sbocconcellare, mentre seguiva il resto della famiglia su per la stretta scalinata. Il suono lieve dei passi fu l'unico ad accompagnare l'ascesa fino alla sommità del tetto.

    Sasev guardò la sua compagna, la matriarca, salire le scale con movimento fluido. Proiettò verso di lei la gioiosa solennità dell'occasione. Ma i suoi sforzi incontrarono un muro di silenzio. Gli schermi mentali di lei erano ancora alzati, dopo la spiacevole discussione della sera precedente. Lui si era aspettato che lei fosse risentita per il suo dissenso verso la decisione di legare il loro figlio alla figlia dei vicini. Era abituato a questo suo modo di comportarsi, dopo trent'anni trascorsi insieme, ma quella sua volontà di escluderlo dalla propria mente per lunghi periodi era sempre motivo di disagio per uno sposo vulcaniano.

    Con l'apertura della pesante porta di metallo, il clan poté accedere al tetto della sua dimora cittadina. Uno ad uno, i membri della famiglia sfilarono via dall'aria viziata del piccolo abbaino e nel dolce tepore della notte vulcaniana. Il rosa acceso del tramonto si stendeva sopra le loro teste. Da un capo all'altro dell'orizzonte, tutto ciò che si vedeva erano file e file di case, che componevano la città di Tan-free.

    "Yatau?" Chiamò l'unico figlio maschio di Sasev, tirandogli la leggera veste da sera.

    "Sì, figlio mio," rispose Sasev, con una sfumatura di affetto nella voce.

    Questo figlio era venuto con difficoltà, dopo molti tentativi falliti. Sebbene lui considerasse tutte le sue figlie con identico affetto, sentiva di avere un legame speciale con questo bambino di dieci anni. Ad entrambi veniva spesso ricordata la preferenza della matriarca per le ragazze.

    Il fanciullo lanciò un'occhiata verso il tetto dei vicini e indicò discretamente la ragazzina che si trovava sopra di esso con la propria famiglia.

    "E' lei la mia promessa?" chiese con voce serena, osservando la fanciulla vestita di rosso. Lei era in piedi accanto al padre e guardava verso il tramonto incipiente e non il ragazzo sul tetto di fronte.

    "Sì, Soltek. È lei che tua madre ha scelto per te." Con il cuore pesante, l'uomo guardò la famiglia dall'altra parte della strada. Presto suo figlio sarebbe stato promesso a loro, non più soltanto suo.

    Un silenzio improvviso cadde sulla città, nel momento in cui ogni famiglia sul tetto della propria casa si azzittì per assistere al tramonto. Non tutti i tramonti venivano osservati in questo modo. Ma questo particolare segnava l'inizio del nuovo anno vulcaniano. Sebbene, secondo i parametri scientifici, l'anno nuovo iniziasse tredici minuti prima, era rimasta la tradizione di far coincidere l'inizio con il tramonto del sole. Ogni matriarca si fece avanti sul proprio tetto, il più vicino possibile alla notte incombente. Ciascun membro della famiglia si dispose secondo la propria posizione gerarchica.

    Il vento caldo agitava le vesti, stormendo nel momentaneo silenzio della grande folla riunita. Con il suo compagno al fianco e i figli disposti intorno a lei, T'Grapel si volse verso il sole morente, aspettando la notte e, con essa, il nuovo anno. Era una tradizione che risaliva al tempo dei tempi.

    Persino durante i tempi di guerra e massacro, gli esseri senzienti del pianeta T'Khasi sospendevano ciò che stavano facendo e si concedevano questo momento per accogliere il nuovo anno. Un nuovo inizio e il riconoscimento che tutto continua e si conserva. Un invito alla speranza, specialmente nei tempi bui. Ora che gli abitanti di T'Khasi erano una razza logica, serena ed educata alla pace, questo evento era un momento per raccogliersi con una sola voce. Un'affermazione della loro lunga battaglia per mantenere la pace e l'esistenza. Guerre, disastri naturali, invasioni aliene e, ultimamente, l'unione della loro specie con genti di altri mondi. C'era molto di cui rallegrarsi.

    Quando il sole raggiunse il punto più basso nel cielo, le rade, distanti nuvole sfolgorarono in raggi fucsia contro il rosa incandescente del cielo al tramonto. Il disco portatore di luce e vita si inabissò lento e maestoso dietro l'orizzonte. Un fremito di anticipazione percorse la famiglia, mentre si schiariva la gola, preparandosi al momento. È il suono più fragoroso e ardito che un Vulcaniano produca in tutta la sua vita. È un momento di estrema unità, poiché ognuno unisce la propria voce a quella degli altri.

    Allora accadde. Nel momento stesso in cui il sole scompariva dietro l'orizzonte, un enorme grido riempì l'aria del crepuscolo.

    HEEEEEEEYAAAAA

    Il corpo del piccolo Soltek si tese, poi tremò per il grande sforzo. Ogni voce della città lanciò quel grido, una parola antica, LA parola. Tutto ciò che si celava nell'animo vulcaniano fu liberato in quell'urlo primevo che affermava la loro esistenza a tutto il mondo. Speranza, gioia, passato, futuro. Tutto ciò che era stato, tutto ciò che era, tutto ciò che sarebbe stato si manifestava in quel singolo momento di solidarietà. Le voci unite percorsero la superficie di T'Khasi insieme al tramonto, come un anello sonoro che avvolgesse la rossa sfera in perpetua rotazione.

    Buon Anno a tutti.